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Prima e dopo
Uno dei più alti capolavori rinascimentali, il ciclo affrescato da Filippo Lippi per la cappella maggiore del Duomo di Prato (che secondo il Vasari costituisce “la più eccellente di tutte le cose sue”), torna ad incantare per l'armonia dei colori e l'equilibrio delle complesse scene al termine del lungo restauro (avviato nel 2001) che ha recuperato alle figure volume e leggerezza, e ai colori trasparenza (vedi immagine) e luminosità ( vedi immagine).
L'intervento, interamente finanziato dal Ministero per le Attività Culturali (con un contributo della Provincia e della Diocesi di Prato) e curato dalle Soprintendenze per i Beni artistici, storici e etnoantropologici e per i Beni architettonici e il paesaggio di Firenze, Pistoia e Prato, è stato messo a punto dopo una nutrita serie di analisi preventive un accurato studio delle alterazioni e della tecnica esecutiva - assai originale - del Lippi.

L'artista adotta, su un'impostazione di base condotta a "buon fresco", completamenti e aggiustamenti eseguiti "a secco" direttamente sul cantiere (con l'aggiunta anche di interi gruppi di figure vedi immagine ) , che sono purtroppo in buona parte perduti per problemi climatici e antiche puliture. Anche le numerose bordature in cera dorata, che arricchivano vesti, acconciature e aureole, sono ormai ridotte a linee scure (vedi immagine). Malgrado le numerose perdite e alterazioni non recuperabili emerse dopo l'attenta e cauta pulitura, il restauro ha puntato a restituire continuità e armonia alle scene, con modeste reintegrazioni a velature o selezione cromatica (vedi immagine) (vedi immagine) (vedi immagine).
 
Si è così recuperata l'unità complessiva delle Storie di santo Stefano e di san Giovanni Battista, che presentano scene complesse e imponenti, orchestrate come una grande rappresentazione teatrale, con spazi dilatati da prospettive aperte, in un originale rapporto tra figure e ambiente che punta alla continuità della narrazione. La concezione monumentale delle figure non ne impedisce la leggerezza, grazie alla pennellata liquida e luminosa e ai vaporosi panneggi (vedi immagine), e ogni personaggio è fortemente caratterizzato, giungendo spesso a veri ritratti (come quelli di papa Pio II e di altri dignitari vedi immagine). Fra Filippo, spirito indipendente e anticonvenzionale dotato di carattere impulsivo e di passionalità talvolta incontrollata, rivela in queste storie una profonda conoscenza della natura umana e una notevole carica espressiva, restituendoci nel ciclo pratese una coinvolgente rappresentazione dei sentimenti di un’umanità viva e pulsante, volgare o raffinata, santa o peccatrice (vedi immagine).
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