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[28] Adorazione dei Magi (Tondo Cook)
Washington, National Gallery of Art (dal 1952)
Tempera su tavola, diametro cm 137,2


E' uno dei primi tondi pervenutici concepiti come opera d'arte autonoma e non come desco da parto o vassoio decorativo. Lo si accosta ad un'opera analoga di Domenico Veneziano, anch'essa raffigurante un'Adorazione dei Magi, e si pensa per entrambi a una committenza medicea. L'occasione potrebbe essere la nascita di Lorenzo il Magnifico (1449) ma ogni tentivo di ricostruzione è ipotetico: l'unica certezza è che un tondo analogo è menzionato nella camera di Lorenzo nell'inventario del 1492, dove lo si stima l'alta cifra di 100 fiorini e lo si assegna al Beato Angelico.
E intorno al nome dell'Angelico si sviluppano la storia critica del dipinto e la ricostruzione dell'attività del Lippi. Infatti fu proprio partendo da questa opera che il Berenson, nel 1932, rivoluzionò la cronologia lippesca intuendo che il percorso artistico del pittore non partiva dall'Angelico avvicinandosi poi a Masaccio ma seguiva il cammino opposto. Il restauro del 1947-'48 recuperava poi al dipinto buona parte della qualità originaria. Scartate le attribuzioni ottocentesche che facevano il nome di Botticelli, di Benozzo Gozzoli e perfino di Filippino Lippi, la critica moderna ha continuato comunque a dibattere sui nomi di Filippo e dell'Angelico, ipotizzando una collaborazione fra i due o l'intervento, accanto a Filippo, di un allievo dell'Angelico. L'esecuzione sarebbe da collocarsi in più fasi, dalla metà degli anni '30 alla metà degli anni '50 (Ruda, 1993). Il Tondo Cook rappresenta comunque una delle più elaborate versioni mai eseguite dell'Adorazione dei Magi, un vero sermone dipinto che illustra la più varia pluralità di temi epifanici: una caratteristica tipica di Fra Filippo fu infatti la padronanza dei testi sacri.









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