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[11] Pala Barbadori
Madonna col Bambino, angeli e santi (San Frediano e Sant'Agostino)
Parigi, Louvre (dopo il 1815)
Tempera su tavola, cm 208x244

Predella con tre scene: San Frediano devia il corso del Serchio;
Annunciazione della morte della Vergine e arrivo degli Apostoli;
Apparizione dello Spirito Santo a Sant'Agostino
Firenze, Galleria degli Uffizi (dal 1919)
Tempera su tavola, cm 40x235,5
L'origine di questa Pala, capolavoro della prima maturità
del Lippi, risale al lascito che Gherado di Bartolomeo Barbadori,
morto senza figli nel 1429, fece ai Capitani di Orsanmichele perché
edificassero in Santo Spirito una cappella dedicata a San Frediano,
patrono del quartiere. La cappella venne costruita nella sacrestia
della chiesa e si decise (7 luglio 1433) di collocarvi una pala
che si integrasse nel contesto brunelleschiano. Non sappiamo quando
l'opera fu commissionata al Lippi
ma alcuni documenti indicano l'elaborazione in atto nel 1437 e una
lettera di Domenico Veneziano a Piero de' Medici del 1 aprile 1438
dichiara la pala non ancora finita. Esposta fino al 1810 in Santo
Spirito all'ammirazione generale, la pala fu asportata in quell'anno
dai francesi dell'esercito napoleonico e smembrata.
La tradizionale raffigurazione della Madonna in Maestà è
qui rivoluzionata dal Lippi attraverso il movimento (a partire dal
rapporto fra la Madre e il Bambino), la caratterizzazione somatica
dei personaggi, la sostituzione del fondo oro con un recinto architettonico
che si apre su una finestra che guarda un paesaggio collinare. L'angelo
che si tira su la veste riporta ancora alla scultura: a Nanni di
Banco e ai Quattro Santi Coronati di Orsanmichele. A sinistra, dietro
la balaustra, comparirebbe un autoritratto del pittore. Nella predella,
con figure di grande evidenza plastica e costumi classicheggianti,
si rilevano innovazioni iconografiche che vogliono armonizzare il
racconto con la tradizione agostiniana dei monaci di Santo Spirito.
Nell'esecuzione alcuni critici riconoscono una collaborazione da
parte del Pesellino
(Berenson, 1932).
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