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Il Pesellino
Più documentata la permanenza presso il Lippi
di Francesco di Stefano, detto il Pesellino (1422-1457),
che dopo aver ricevuto i primi rudimenti dal nonno pittore, Giuliano
d'Arrigo detto il Pesello, dovette iniziare precocemente il suo
alunnato presso Filippo se già intorno al 1445 collaborava
con il maestro nella
pala d'altare per la Cappella di Cosimo il Vecchio in Santa
Croce.
A lui infatti il Lippi aveva affidato le cinque storie della predella,
oggi divise fra gli Uffizi e il Louvre: la Natività, il Martirio
dei Santi Cosma e Damiano, il Miracolo dello schiavo (Uffizi), il
San Francesco che riceve le stimmate e il Miracolo dei Santi Cosma
e Damiano (Louvre). Per il Pesellino un'opera certamente giovanile
ma in cui già emerge la sua diversa personalità: una
indipendenza dallo stile del maestro che lo porta a precisare figure
e architetture attraverso un contorno sottile, vibrante di energia,
che conferisce agli elementi risalto plastico ma non grandiosità,
in una specie di visione gentilmente poetica che indurrà
il Vasari a dire di lui che era nato per "quadretti di figure
piccole".
Nel 1453, ormai indipendente, il Pesellino si sarebbe associato
con un altro pittore, Pietro di Lorenzo di Pratese, iniziando nel
1455 a dipingere l'unica opera certa che di lui abbiamo: la 'Trinità'
commissionatagli dalla Compagnia dei Preti della Trinità
di Pistoia (Londra, National Gallery). Due anni dopo, scomparso
improvvisamente il pittore e dopo una causa fra la vedova e il socio
Pietro di Lorenzo, la tavola sarebbe stata affidata per il completamento
proprio al suo ex maestro, il
Lippi, il quale avrebbe ricevuto alla riconsegna, avvenuta
nel giugno 1460, un compenso superiore a quello del Pesellino e
dei suoi eredi (115 fiorini contro 85). back >
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Pesellino, Trinità con i Santi Mamante,
Giacomo Maggiore, Zeno e Gerolamo, Londra, National Gallery
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