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I grandi cicli a fresco
La metà del Quattrocento segna
un altro momento di grandi realizzazioni: nel 1452 viene inaugurata
la terza Porta del Battistero, quella del 'Paradiso', e prendono
il via due imprese pittoriche di grande rilievo, emblematiche dei
livelli più alti raggiunti dalla pittura: gli affreschi
di Filippo Lippi per il Coro di Santo
Stefano a Prato (1452-65) e quelli dovuti a Piero della
Francesca nell'abside della chiesa di San Francesco ad Arezzo
(1452-62).
Se negli affreschi di Prato il Lippi tocca il vertice della sua
maturità e sfoggia composizioni sapienti, impianti prospettici
rigorosi, figure di delicata bellezza definite da una linea fluida
e musicale e un colorismo che tocca le più raffinate gamme
cromatiche, agli antipodi sono le creazioni di Piero. La piacevole
visione narrativa del Lippi viene sostituita ad Arezzo da un'arte
solenne e solitaria, la 'Leggenda della Vera Croce', un soggetto
che pure si prestava a molte varianti narrative, si tiene lontana
da ogni accenno di eleganza profana o di descrittivismo fine a se
stesso. Sono visioni austere e solenni, chiuse in una razionalità
estesa dallo sfondo prospettico alle figure, concepite anch'esse
come solidi geometrici. I volumi sono modellati da una luce chiarissima,
astratta ma non mistica come nell'Angelico, la geometria conferisce
alle scene un senso di sospensione temporale, mentre la gamma coloristica
è ridotta al minimo ma trova una finezza di accordi senza
pari: ad esempio nell'incredibile varietà di sfumature dei
suoi bianchi.
Il risultato è forse più vicino a Masaccio di quanto
lo sia l'intera opera del Lippi ma questa radicalizzazione porta
in sé i germi di uno spirito del tutto estraneo alla realtà
dell'ambiente fiorentino, dove fra l'altro la borghesia ancora modesta
e austera dei tempi di Cosimo sta per lasciare il posto alla corte
elegante e raffinata di Piero il Gottoso e di suo figlio Lorenzo
il Magnifico, al lusso ostenato, alla voglia dei nuovi ricchi di
vedersi raffigurati sulle pareti di chiese e palazzi.
Non meraviglierà, quindi, la scarsa presenza di Piero a Firenze
e, al contrario,il successo della linea morbida e vivace di Fra
Filippo: sulla sua strada continueranno con grande fortuna altri
toscani come Benozzo Gozzoli (1420-97) e Domenico Ghirlandaio
(1449-94), narratori sereni e festosi, come il Pesellino (1422-57)
aiuto e seguace del Lippi, Cosimo Rosselli (1439-1507) e,
infine, Sandro Botticelli (1445-1510). back >
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