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L'eredità di Masaccio
Il vuoto lasciato dalla subitanea
scomparsa di Masaccio (1428) sarà incolmabile e la sua eredità
difficile da raccogliere. Paradossalmente, l'interprete più
precoce e profondo del nuovo, razionale, linguaggio figurativo -
con tutta la sua carica di polemica antigotica - è il Beato
Angelico, monaco domenicano del convento di San Marco, un'artista
più anziano ma che nella sua intelligente sensibilità
riesce ad assimilare e trasformare il messaggio masaccesco: le sue
visioni celesti popolate di ideali creature ultraterrene, in apparenza
opposte al corposo plasticismo dei personaggi della Brancacci, posseggono
un luminoso colorismo e un respiro spaziale che le inseriscono di
diritto nella pittura rinascimentale, e saranno guardate con attenzione
da molti maestri innovatori.
Ma è proprio a Fra Filippo, che con Masaccio ha avuto per
almeno due anni una consuetudine quotidiana, che toccherà
il ruolo di continuatore e di massimo divulgatore del suo 'verbo'.
L'artista svilupperà una pittura in cui predominano l'impianto
disegnativo e la forma plastica, ma si avverte in lui un ammorbidirsi
della modellazione e una fluidità lineare che anticipano
Botticelli
: le 'Madonne' del Lippi saranno per Sandro una precisa fonte di
riferimento (vedi Madonna
dell'Umiltà con angeli e santi carmelitani, Madonna
di Tarquinia, Madonna
col Bambino, Madonna
col Bambino e angeli, Tondo
Bartolini). back >
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