|
Il primo Rinascimento
Quando, nel 1406, Filippo
Lippi viene al mondo Firenze sta per vivere un'epoca
di intensa trasformazione culturale e artistica, un 'rinnovamento'
del pensiero e del linguaggio figurativo che di lì
a poco cambierà il volto della città medievale.
Lorenzo Ghiberti è impegnato dal 1402 alla fusione
dei pannelli di bronzo della Porta Nord del Battistero, Donatello
sta lavorando al 'David' del Bargello e, poco dopo, realizzerà
per Orsanmichele le statue di San Marco e di San Pietro e,
nel 1415-17, il San Giorgio con la sua predella a rilievo
'stiacciato' che contiene il primo esempio di prospettiva
matematica inserita in un bassorilievo. A Lucca, intanto,
è visibile dal 1407 il capolavoro di Jacopo della
Quercia: la Tomba di Ilaria del Carretto.
La solenne riapertura, nel 1412, dell'Università di
Firenze si accompagna agli studi di Leonardo Bruni e Poggio
Bracciolini, che traducono Aristotele e Lucrezio, mentre gli
emissari della compagnia di Giovanni 'di Bicci', vero fondatore
della ricchezza della famiglia Medici, continuano a cercare
e acquistare nei mercati d'Oriente i più rari esemplari
di codici antichi.
L'avvenuto mutamento del gusto si manifesta in pieno all'inizio
degli anni Venti: Filippo Brunelleschi dà il
via, con il Loggiato degli Innocenti, al primo di una lunga
serie di monumenti architettonici che diventano il manifesto
del nuovo Rinascimento, e se in pittura il gusto del momento
è ancora in favore di Lorenzo Monaco e Gentile
da Fabriano, le due 'Adorazioni dei Magi' da loro compiute
fra il 1420 e il '23 (oggi agli Uffizi) sono forse l'ultimo
grandioso esempio di gotico internazionale. Ancora due anni
e, a partire dal 1425, tutti gli occhi saranno puntati sulle
straordinarie innovazioni di Masaccio nelle 'Storie
di San Pietro' affrescate per la Cappella di Felice Brancacci
nella chiesa del Carmine.
Questa trasformazione epocale avviene proprio sotto gli occhi
del giovane Filippo
Lippi, cresciuto nel convento del Carmine e già
avviato alla pittura.
Le impaginature prospettiche delle scene di Masaccio (più
anziano del Lippi di soli cinque anni) e l'umanità
borghese, solida ed 'eroica' che le abita saranno per Fra
Filippo un esempio e una fonte d'ispirazione mai più
dimenticata.
Altrettanta importanza nella formazione dell'artista avranno
forse le opere di Donatello, del resto così
vicine a Masaccio nello spirito e nella forma. L'esempio pìiù
calzante dello stretto rapporto fra i due è fornito
dal rilievo che Donatello realizza (dopo il 1428) per l'altare
della Cappella Brancacci, raffigurante 'La consegna delle
chiavi a San Pietro' (Londra, Victoria and Albert Museum).
Qui la tecnica dello 'stiacciato' è impiegata con assoluta
sicurezza e la composizione, solo apparentemente semplice,
ci offre figure severe e monumentali e una grande apertura
nel solenne paesaggio di fondo: tutti elementi che trovano
un preciso riscontro nelle scene affrescate da Masaccio sulle
pareti. back >
|