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Filippino a Prato
Se non è noto il destino di Lucrezia (secondo alcuni tornò nel convento, per altri divenne - dopo la dispensa papale - moglie del Lippi), verso Filippino il padre nutrì sempre un tenero amore, tenendolo con sé fino alla morte.
Affidato poi a fra Diamante, Filippino collaborò con lui a Spoleto e a Prato, prima di entrare nel 1472 nella bottega del Botticelli, suo grande maestro. Il giovane, che il Vasari descrive “cortese, affabile e gentile” anche per far scomparire la “macchia (qualunque ella sia) lasciatagli dal padre”, divenne rapidamente famoso per lo stile, nervoso, animato e complesso, ricco di particolari, di citazioni “archeologiche” e di architetture classiche, caratterizzato dall’elegante linearismo, dalla perizia nel ritratto, dalla cura naturalistica. Dopo il completamento della Cappella Brancacci (1484-88), Filippino iniziò ad affrescare per Lorenzo il Magnifico, intorno al 1490, il Sacrificio di Laocoonte - di cui resta solo la parte superiore, frammentaria - sotto la loggia della Villa del Poggio a Caiano, allora in costruzione. back >>
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