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Gli esordi

Pittore aggraziato e geniale, vivace e sperimentatore, Filippo Lippi mostra fin da ragazzo precoci qualità artistiche. "In cambio di studiare - racconta il Vasari - non faceva mai altro che imbrattare con fantocci i libri suoi e degli altri; onde il priore si risolvette a dargli ogni comodità ed agio d'imparare a dipingere".
Gli esempi su cui il ragazzo si forma, nella Firenze del 1417-'23, sono i maestri tardo gotici ma anche, e soprattutto, le novità di Donatello, Luca della Robbia, Brunelleschi: nel suo linguaggio entrano elementi quali la prospettiva, che inquadra cosa e persone nello spazio, la plasticità corposa delle figure, l'ispirazione a modelli classici.
Determinante, fra il 1424 e il '28, il contatto quotidiano con la pittura di Masaccio, che prende forma al Carmine sotto gli occhi dello stesso Lippi: il ciclo di affreschi della Cappella Brancacci è un esempio rivoluzionario e affascinante, che il giovane frate assorbe e rielabora tanto che "... molti dicevano lo spirito di Masaccio essere entrato nel corpo di fra' Filippo".
A questo esordio masaccesco, dimostrato da opere come la cosiddetta Conferma della Regola affrescata al Carmine e come la Madonna Trivulzio, il Lippi affianca altre influenze determinanti, da ricollegare alla frequentazione dei maestri dell'arte tardo-gotica come Lorenzo Monaco e lo stesso Masolino, e che si ravvisano nella qualità del colore: chiaro, fluido, descrittivo, irrorato di luce.
Dopo l'oscuro periodo padovano, da cui forse il pittore trae echi fiamminghi e una suggestione per il colore veneto, ecco la potente Madonna di Tarquinia, datata 1437, pervasa da un linearismo dinamico vicino alla scultura di Donatello e Luca Della Robbia (in particolare alle Cantorie del Duomo di Firenze, concluse verso il 1438), mentre l'impaginazione prospettica segue il naturalismo ottico dei modelli nordici.  back >


 



  La vita di Filippo Lippi
Lucrezia Buti
L'arte di Filippo Lippi
  - Gli esordi
  - La piena maturità
  - Verso l'angelico
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