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Fra Filippo e Masaccio
Il caso vuole che dal 1422, grazie al testamento del ricco mercante
Felice Brancacci, la chiesa di Santa Maria del Carmine diventi lo
scenario di un evento dirompente per la storia della pittura italiana.
Il Brancacci fa costruire per la sua famiglia una cappella la cui
decorazione viene affidata, nel 1424, a Masolino da Panicale. Questi
porta con sé nell'impresa il giovane Masaccio (1401-1428),
uno dei massimi geni dell'arte del Rinascimento.
Nel cantiere della Brancacci si riversa, ammirata, tutta la città,
mentre Fra Filippo vede nascere sotto i suoi occhi un capolavoro
che parla un lingua nuova e modernissima: "Ogni giorno per
suo diporto la frequentava, e quivi esercitandosi del continovo
in compagnia di molti giovani che sempre vi disegnavano, di gran
lunga gli altri avanzava di destrezza e di sapere..."
Insomma, la tradizione vasariana vuole che Fra Filippo abbia imparato
l'arte davanti agli affreschi di Masaccio, e che poi ne abbia riprodotto
i moduli in una serie di opere dipinte nel convento e nella chiesa
del Carmine, oggi tutte perdute tranne una (la cosiddetta Conferma
della Regola Carmelitana, affrescata nel chiostro entro
il 1431) a causa del terribile incendio che nel 1771 danneggiò
gravemente il complesso. "E così ogni giorno facendo
meglio, aveva preso la mano di Masaccio si che le cose sue in modo
simili a quelle faceva, che molti dicevano lo spirito di Masaccio
essere entrato nel corpo di Fra Filippo".
Nel 1430 i documenti del convento lo definiscono per la prima volta
"dipintore" (Poggi, 1936), mentre nel 1431 il Lippi figura
iscritto alla Compagnia di Santa Maria alle Laudi, alla quale era
affiliato Masolino, e il 3 di maggio è registrato il suo
contributo (Caioli, 1958). E' probabile che abbia abbandonato il
convento entro il 1432 ma i successivi documenti che lo ricordano
con certezza sono del 1434 quando, il 1° di luglio, riceve 11
once di oltremarino per dipingere il Tabernacolo delle Reliquie
nella Basilica del Santo a Padova (Guidaldi, 1928).
Varie fonti (il Filarete, l'Anonimo Morelliano, il Vasari) ricordano
una serie di opere dipinte nella Basilica del Santo, come "Una
Coronazione della Nostra Donna a fresco" e un intervento nella
decorazione della cappella del Podestà, ma tutta la sua attività
di questo periodo è andata perduta.
In questi anni si colloca anche un episodio curioso raccontato dal
Vasari e dal novellista Matteo Bandello (che diceva averlo saputo
da Leonardo da Vinci) ma di cui non esistono prove: trovandosi nella
Marca d'Ancona ed uscito a pesca in barca con alcuni amici, il Lippi
sarebbe stato catturato dai pirati saraceni e tenuto schiavo per
diciotto mesi, finch'è la sua bravura nel dipingere un ritratto
del suo padrone non gli avrebbe fatto riguadagnare la libertà. back >
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