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Sui ponteggi con Filippo Lippi

Il ciclo pittorico con Storie di Santo Stefano e di San Giovanni Battista affrescato da Filippo Lippi fra il 1452 e il 1465 nella Cappella Maggiore del Duomo di Prato, rappresenta senz’altro, per la complessità e la qualità della pittura, il punto più alto nella produzione dell’artista fiorentino. Formatosi nel Convento del Carmine, in cui dimorò come frate, sulle novità sperimentate da Masaccio nella Cappella Brancacci, il Lippi rielaborò il plasticismo e il naturalismo del maestro mediandoli con elementi di stile derivatigli da Donatello, per giungere ad una propria felicissima forma espressiva, caratterizzata dal flessuoso sviluppo del segno, dal ‘far grande’ della maniera pittorica, dalla libertà nell’impaginazione spaziale. Notazioni che si addicono oltremodo agli affreschi pratesi, nei quali la celeberrima Danza di Salomè è divenuta addirittura compendio dei costumi di una ideale Firenze del Rinascimento dal punto di vista del contenuto, e di sottigliezze e raffinatezze pittoriche, che preludono al Botticelli, da quello della forma.
Il restauro dei dipinti, programmato e interamente finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, attraverso la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Firenze, Pistoia e Prato, è iniziato nella primavera del 2001, con l’allestimento del cantiere di servizio e l’avvio della prima fase operativa: quella delle acquisizioni conoscitive riguardanti la tecnica esecutiva, lo stato di conservazione, le cause del degrado, alla quale seguirà poi il restauro vero e proprio, che si protrarrà per alcuni anni.
Su tali premesse, fino dalla programmazione dei lavori, la Soprintendenza ha sostenuto fortemente l’attuazione di visite guidate sul cantiere, proprio per non precludere al pubblico la visibilità del capolavoro del Lippi nel lungo arco di tempo previsto per lo svolgimento del restauro.
L’iniziativa ha raccolto l’adesione entusiasta della Diocesi di Prato, proprietaria della chiesa, che ne ha curato l'organizzazione, coinvolgendo nel progetto la Provincia di Prato mediante l’Agenzia per il Turismo, cui è affidato il call center, e l’Associazione Culturale Fare Arte, responsabile delle visite stesse.
Sarà dunque possibile a tutti, d’ora in avanti e fino alla ultimazione dei lavori, apprezzare a distanza ravvicinata, attraverso la progressione del restauro, le straordinarie qualità espressive dell’opera del Lippi, la capacità di resa atmosferica, la maestria della costruzione prospettica, la bellezza senza tempo delle figure femminili, la ‘passione’ dell' atto del dipingere: quella stessa passione che alimentò, negli anni in cui l'artista lavorava in Duomo, la vicenda d’amore con Lucrezia Buti, giovane monaca del vicino Convento di Santa Margherita.


                                                                                                                                      Isabella Lapi Ballerin
i.

 




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