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Il Ponteggio d’artista
La coincidenza con il Giubileo del 2000 ha ispirato il tema dell’opera. La Crocifissione, anche se si pone, temporalmente, al termine della vita di Cristo, è la summa di tutta l’Incarnazione, perché ne evidenzia e ne mostra il fine: Gesù Cristo, mandato dal Padre a salvare l’uomo, riassume la sua presenza e la sua missione nell’icona del supremo sacrificio d’amore sulla Croce.
L’artista è andato oltre, cogliendo al momento della morte del Cristo, l’«emissione» dello Spirito (Gv 19,30). Ed è lo «spirare» di tutta la trama bianca del corpo crocifisso che prelude già alla Risurrezione, mentre si «effonde» con la caduta di gocce di sangue e di «grazia», fino a depositarsi in una plaga o bacile (evidente qui il riferimento al cesto-bacile della testa di Giovanni Battista, raffigurata dal Lippi nei suoi affreschi), disteso nella parte inferiore del dipinto: una «riserva» di salvezza per l’intera umanità.
L’altro motivo dominante è il rapporto dialettico con il Crocifisso bronzeo di Ferdinando Tacca che sale dall’altare e concentra la sua nobiltà d’arte e di fede nell’intensità e nella fluenza del corpo, fisicamente consistente. back > |
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