home


L'intervento di Leonetto Tintori - 1969-'72

Di questi problemi e, in aggiunta, di quelli creati dall'umidità, si sarebbe occupato il terzo ed ultimo restauro condotto fino ad oggi, eseguito da Leonetto Tintori nel 1969-'72, che avrebbe avuto il grande merito di asportare la quasi totalità delle ridipinture del Marini facendo grande attenzione a non offendere i preziosi, fragili residui delle tempere a secco del Lippi. Sensibili all'acqua e ai solventi, indebolite dai precedenti interventi e soprattutto dalle insidie climatiche, le tempere hanno rappresentato una costante preoccupazione nel procedimento di rimozione dal film pittorico delle materie estranee e dannose.
Le segnalazioni sulle precarie condizioni del ciclo si erano intensificate dal 1963 ma già da tempo erano noti, e seguiti con ansia, i fenomeni di decadimento. "A meno di trent'anni dall'ultimo restauro - racconta il Tintori - la superficie pittorica si presentava grigia e maculata, insidiata da sollevamenti e da una diffusa tumefazione... Intonaci friabili, colori polverulenti, scaglie di colore distaccato in procinto di cadere, e tutto un profluvio di piccoli crateri della solfatazione".
Le indagini mostravano che le zone più colpite erano quelle corrispondenti al muro esposto all'esterno dell'abside o alle soffitte (dunque più di un terzo della superficie) dove, per via di più rapide escursioni termiche, l'affresco era soggetto ad un maggior passaggio di umidità. Lo sbalzo termico, più che una presenza costante di umidità, risultava dunque letale per gli affreschi
Oltre alla caduta delle tempere a secco del Lippi, alle ridipinture ottocentesche, ai ferri inseriti nell'intonaco per fermarlo e ormai arrugginiti, alle muffe causate dai vecchi leganti, alle verniciatura a uovo stesa nel 1935 per omogeneizzare e rendere più brillante la pittura, Tintori si trovava dunque ad affrontare anche la presenza di ampi brani divorati dall'umidità, con l'inevitabile trasformazione del carbonato di calcio in solfato di calcio e la conseguente 'sfarinatura' del pigmento pittorico.
L'intervento, documentato in una pubblicazione del 1975, sarebbe stato lungo e, per ammissione del restauratore, non definitivo: "Nel recente restauro è stata curata la superficie affrescata - dichiara - ma non sono state prese misure precauzionali per impedire il ripetersi di fenomeni negativi. Perciò, oltre ai provvedimenti immediati per impedire la perdita della pittura, è auspicabile un ulteriore approfondimento della conoscenza delle condizioni climatiche e un conseguente intervento per modificare le condizioni sfavorevoli".
E' appunto ciò che si è prefisso, fra l'altro, l'intervento odierno. back >


 


  Storia dei precedenti restauri
  - L'intervento di Marini
  - L'intervento di Benini
  - L'intervento di Tintori
  L'equipe
  Il Ponteggio d'artista