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L'intervento di Antonio Marini - 1835

Il ciclo affrescato da (LINK scheda Vita Lippi) Filippo Lippi nel Coro del Duomo di Prato fu con certezza restaurato una prima volta nel 1835 e affidato alle cure del pittore purista Antonio Marini sotto la supervisione di Antonio Ramirez di Montalvo, all'epoca presidente dell'Accademia delle Belle Arti di Firenze e Direttore della Real Galleria degli Uffizi, il quale poco prima aveva curato, con gli stessi criteri, il restauro degli affreschi di Andrea del Sarto nel chiostro della SS.Annunziata.
Un libretto pubblicato nello stesso anno dal Canonico Francesco Baldanzi e arricchito da alcune incisioni appositamente realizzate su disegno dello stesso Marini, ci spiega i motivi dell'intervento, eseguito "per riparare i danni, che nel corso di quasi quattro secoli, e più ancora le vicende avvenute nella destinazione del luogo vi avevano arrecati".
Il primo danno risulta dunque creato con lo spostamento del coro dalla navata centrale alla cappella: "... coll'addossare alle pareti i seggi o stalli a considerabile altezza in tutto il giro del recinto, coll'addobbarne talvolta di parati la superficie fino all'impositura delle volte, e col tenervi accese gran quantità di fiaccole in occasione di alcune feste, si giunse a tale che poco vi rimaneva in quelle pitture che non fosse o coperto dai legni, o annerito dal fumo, o dalla polvere offuscato, senza contare le scalfitture e scortecciature più qua e più là cagionate dai chiodi e dalle scale dei paratori".
Il Baldanzi, che considera gli affreschi del Lippi "il miglior fregio che per noi vantar si potesse in genere di pittura", si dilunga poi in una giustificazione dell'intervento per "prevenire tutte le obiezioni che da certi indiscreti zelanti sogliono muoversi contro le cure saviamente adoperate per richiamare le opere antiche al loro splendore senza attentare alla loro originalità".
Evidentemente, la pratica di 'restaurare' antiche opere ridipingendo i brani perduti nel corso dei secoli non era totalmente condivisa neppure in quei tempi. Baldanzi non specifica nel suo libretto quali siano gli interventi compiuti sui "redivivi lavori" del Lippi, limitandosi a lodare il Marini "che coi suoi lunghi studj ed esercitazioni sulle opere degli antichi maestri dell'Arte, non solo ne ha penetrato i metodi e gli arteficj, ma ne ha trasfusa la semplice e nativa grazia in quelle che son di sua mano."  back >


 


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